Adele Musella: un gesto d’amore diventato vino

Adele Musella: un gesto d’amore diventato vino

La storia di un’azienda può nascere da un’intuizione, da un sogno o da un territorio. Nel caso di Adele Musella, nasce da tutti e tre. È il racconto di una famiglia che ha trasformato la terra tortora dei Campi Flegrei in un’eredità viva, fatta di gesti antichi, scelte coraggiose e un nome che non è un marchio, ma una promessa.

Dal 1986, tra le colline di Marano di Napoli, la famiglia Di Iorio custodisce una visione semplice e radicale: produrre vini che non inseguano le mode, ma che parlino la lingua del vulcano, del mare e della memoria. Una visione nata da un gesto d’amore — quello di Giacomo verso sua moglie Adele — e portata avanti oggi con la stessa integrità dal figlio, che vede in ogni bottiglia un frammento di storia familiare e un pezzo di identità flegrea.

Questa è la storia di un’azienda che non vuole solo fare vino, ma raccontare chi è.

Adele Musella: un gesto d’amore diventato vino

– La storia di un’azienda spesso coincide con quella di una famiglia e del territorio che la ospita. Com’è nata Adele Musella e quale visione ha dato origine al progetto?

La nostra storia è un intreccio inestricabile tra affetti e radici flegree. L’Azienda Adele Musella nasce ufficialmente nel 1986, ma le sue radici affondano in una tradizione agricola molto più antica. Il progetto ha preso vita grazie alla visione di mio padre, Giacomo Di Iorio. In un periodo in cui il vino era visto spesso solo come una merce, lui volle fare una scelta diversa: volle dare un’identità precisa alla nostra produzione, intitolandola a mia madre, Adele. Non è stato solo un omaggio affettivo, ma una vera e propria dichiarazione d’intenti: produrre vino con la stessa cura, lo stesso rispetto e la stessa dedizione che si riserva alla propria famiglia.

La visione originale era semplice ma ambiziosa: trasformare i frutti della nostra terra di Marano di Napoli in un racconto d’eccellenza, puntando tutto sui vitigni autoctoni come la Falanghina e il Piedirosso. Oggi io porto avanti quel progetto con un obiettivo chiaro: far sì che chiunque stappi una nostra bottiglia possa percepire non solo il sapore del territorio vulcanico, ma anche l’integrità di quei valori che mio padre e mia madre hanno piantato in vigna prima ancora delle viti.

– Ci racconti i primi passi dell’azienda e le motivazioni che ti hanno spinto a intraprendere questa strada?

I primi passi dell’azienda sono stati scanditi dal ritmo della terra e dalla concretezza di mio padre. Ricordo l’entusiasmo degli inizi, quando la sfida era far capire che anche a Marano, alle porte di Napoli, si poteva fare un vino di estrema qualità e carattere. Le motivazioni che mi hanno spinto a prendere le redini dell’azienda sono profonde. Sono cresciuto tra i filari; per me la vendemmia non era un lavoro, ma il momento più atteso dell’anno, una festa di comunità e fatica. Ho scelto di intraprendere questa strada perché sentivo il bisogno di dare continuità a quel sogno iniziato nel 1986, ma con una mia impronta.Volevo dimostrare che i nostri vitigni, il Piedirosso e la Falanghina, coltivati su questi suoli vulcanici, non avevano nulla da invidiare ai grandi nomi internazionali. La mia spinta principale è stata la sfida dell’innovazione: prendere la saggezza dei miei genitori e tradurla in un linguaggio moderno, capace di parlare ai palati di oggi senza mai tradire le nostre origini. È la voglia di vedere il nome di mia madre, Adele, viaggiare nel mondo dentro ogni nostra bottiglia.

– Ogni percorso imprenditoriale è fatto di sfide e traguardi. Quali sono stati i momenti chiave che hanno segnato la crescita dell’azienda?

I momenti chiave sono stati diversi, ognuno fondamentale per costruire l’identità che abbiamo oggi. Il primo traguardo storico è stato senza dubbio il 1986, quando mio padre ha deciso di smettere di essere ‘uno dei tanti’ produttori della zona per fondare l’Azienda Adele Musella. È stato il momento in cui abbiamo smesso di vendere solo vino e abbiamo iniziato a vendere una storia e un nome.

Un secondo passaggio cruciale è avvenuto quando abbiamo deciso di puntare tutto sulla valorizzazione dei Campi Flegrei. Ottenere la DOP e riuscire a far capire che il nostro terreno, quel grigio cenere che chiamiamo ‘tortora‘, conferisce una sapidità e un’eleganza uniche alla Falanghina e al Piedirosso, è stata una sfida vinta contro lo scetticismo iniziale. Infine, un traguardo più recente e personale è stato il lancio delle nostre linee di punta, come la selezione delle riseve Ciaurro e Arecca la linea dei monovitigni Percorsi e quella dei bland Ma Cré. Vedere queste bottiglie apprezzate non solo per il contenuto, ma anche per il racconto che portano in etichetta — legato ai monumenti e alla storia di Marano — mi ha fatto capire che eravamo sulla strada giusta. Ogni premio o riconoscimento ricevuto è importante, ma il vero traguardo è la fedeltà dei clienti che, anno dopo anno, tornano a cercare il sapore autentico della nostra famiglia.

– Il nome scelto per un’impresa non è mai casuale. Qual è la storia dietro il nome “Adele Musella”?

Hai ragione, Giovanni, nel nostro caso il nome non è solo un’insegna, ma è la nostra bussola morale. Scegliere Adele Musella è stato un atto di profonda gratitudine da parte di mio padre Giacomo. Mia madre è sempre stata il pilastro silenzioso della famiglia, quella forza costante che, dietro le quinte, permetteva a tutto di funzionare. Mio padre voleva che il frutto del suo lavoro — il vino — avesse la stessa nobiltà, la stessa eleganza e la stessa concretezza di sua moglie. Per me, oggi, questo nome significa coerenza. Portare in giro per il mondo un’etichetta che recita

‘Adele Musella’ mi impone di non scendere mai a compromessi sulla qualità. Non potrei mai permettere che un vino non all’altezza portasse il nome di mia madre. È un nome che ci ricorda ogni giorno per chi e perché facciamo questo mestiere: non solo per produrre bottiglie, ma per onorare una storia fatta di amore, rispetto per la terra e dignità. È il nostro modo di renderla immortale attraverso i frutti della nostra vigna.

Adele Musella: un gesto d’amore diventato vino

Il legame con il territorio

 – La Campania è una terra ricca di tradizioni e biodiversità. In che modo il territorio in cui operate influenza la vostra produzione?

Operare a Marano di Napoli, nel cuore della zona flegrea, significa confrontarsi ogni giorno con un territorio che non scende a compromessi. La Campania è generosa, ma qui il terreno ha una firma inconfondibile: è la cosiddetta ‘terra tortora’, un suolo grigio, cenerino, figlio delle antiche eruzioni vulcaniche. Questo territorio influenza la nostra produzione in modo determinante:

1. La Sapidità: Il suolo vulcanico dona ai nostri vini, specialmente alla Falanghina, una mineralità e una sapidità quasi ‘salata’ che non trovi altrove. È l’anima del vulcano che emerge nel bicchiere.

2. La Resistenza: Lavoriamo su pendenze e terreni che richiedono una viticoltura attenta, quasi eroica in certi tratti, dove la biodiversità non è uno slogan ma una realtà. Attorno alle nostre vigne c’è vita, ci sono profumi mediterranei che la buccia dell’uva assorbe e restituisce.

3. L’Identità dei vitigni: Il nostro Percorsi Piedirosso (o Per’ e Palummo) qui esprime una finezza e dei sentori di geranio e pepe nero che sono figli diretti di questo microclima. In definitiva, noi non ‘facciamo’ semplicemente il vino; noi cerchiamo di non rovinarlo, lasciando che sia la terra a parlare. Ogni nostra bottiglia è un frammento di questo paesaggio vulcanico che abbiamo il privilegio di custodire.

– Quali caratteristiche geografiche o culturali rendono unici i vostri prodotti?

Ci sono due elementi che rendono i nostri prodotti davvero unici: uno è sotto i nostri piedi, l’altro è nei libri di storia. Dal punto di vista geografico, siamo figli del fuoco e del mare. Il nostro suolo è composto da ceneri e lapilli: è una terra leggera, porosa, che costringe le radici delle viti a scendere in profondità per cercare nutrimento. Questo si traduce in vini di una freschezza vibrante e con una nota fumé e minerale che è il marchio di fabbrica dell’Azienda Adele Musella. La vicinanza al mare, poi, porta quelle brezze che puliscono i grappoli e donano eleganza ai profumi.

Dal punto di vista culturale, la nostra unicità sta nel legame con la storia millenaria di Marano. Un esempio perfetto è il nostro Ciaurro Riserva. Il nome e l’etichetta si ispirano al Mausoleo delCiaurro, uno dei monumenti funebri romani più importanti della Campania, che si trova proprio qui a Marano. Quando degusti un nostro vino, non stai solo assaggiando un prodotto agricolo, ma stai entrando in contatto con la ‘maranesità’: quella capacità tutta nostra di unire la forza della terra vulcanica alla raffinatezza di una storia millenaria. È questa fusione tra natura estrema e cultura antica che rende ogni nostra bottiglia irripetibile altrove.

– Oggi fare impresa al Sud significa anche valorizzare le eccellenze locali. Quanto conta per voi il rapporto con produttori, fornitori e comunità del territorio?

Per noi il rapporto con il territorio non è solo una scelta strategica, è una scelta di campo. Fare impresa al Sud, e in particolare nell’area flegrea, significa sentire il peso e l’onore di essere un motore per la propria comunità. Nessuna azienda è un’isola. Il rapporto con i nostri collaboratori e i fornitori locali è basato sulla stima reciproca e sulla condivisione di un obiettivo comune: far capire che la nostra terra è sinonimo di eccellenza e non solo di difficoltà.

Valorizzare le eccellenze locali per noi significa:

1. Fare Rete: Scegliere partner che amano questo territorio quanto noi, dalla cura dei materiali per il packaging al supporto tecnico in vigna. Se cresce l’Azienda Adele Musella, deve crescere tutto l’indotto che la circonda.

2. Responsabilità Sociale: Sentiamo forte il dovere di essere un punto di riferimento a Marano. Quando apriamo le porte della nostra cantina per eventi o degustazioni, non stiamo solo vendendo vino, stiamo offrendo uno spazio di cultura e aggregazione per la nostra comunità.

3. Orgoglio Territoriale: Collaborare con le realtà locali ci permette di mantenere intatta l’identità dei nostri prodotti. Il nostro vino è figlio di mani che conoscono questa terra da sempre. In breve, il legame con la nostra gente è l’ingrediente segreto che non trovi in etichetta, ma che senti chiaramente nel bicchiere: è quel senso di appartenenza che rende il nostro lavoro una missione collettiva.

Filosofia produttiva: tra tradizione e innovazione

– In un mercato sempre più competitivo, l’identità aziendale è fondamentale. Qual è la vostra filosofia produttiva?

La nostra filosofia produttiva si riassume in tre parole: Identità, Pulizia e Rispetto.In un mercato globale dove spesso i vini tendono ad assomigliarsi tutti, noi abbiamo scelto di andare nella direzione opposta. La nostra identità è legata indissolubilmente ai vitigni autoctoni: Falanghina e Piedirosso. Non cerchiamo di ‘addomesticarli’ per compiacere le mode del momento, ma vogliamo che esprimano la loro natura vulcanica in modo schietto. Ecco come lavoriamo:

1. Rispetto in vigna: Interveniamo il meno possibile. La vite deve trovare il suo equilibrio con il suolo ‘tortora’. Crediamo che la qualità nasca fuori, tra i filari; in cantina dobbiamo solo essere bravi a non rovinarla.

2. Tecnologia al servizio della tradizione: Utilizziamo le migliori tecnologie moderne per garantire la massima pulizia enologica. Un vino del territorio deve essere autentico, ma anche elegante, preciso e privo di difetti. Vogliamo che la freschezza sia la protagonista costante di ogni sorso.

3. Emozione costante: La nostra filosofia non mira solo a produrre ‘un buon vino’, ma a creare un’esperienza. Ogni calice deve raccontare la dedizione che io e la mia famiglia mettiamo in questo lavoro dal 1986. Il nostro obiettivo non è produrre milioni di bottiglie, ma produrre bottiglie che lascino un segno, che si facciano ricordare per la loro coerenza con il nome che portano: Adele Musella.

– Come riuscite a coniugare tradizione artigianale e innovazione?

Per noi, Giovanni, l’innovazione non è un modo per cambiare il vino, ma lo strumento per permettere alla tradizione di esprimersi al meglio. Spesso dico che siamo artigiani con una mente tecnologica. Ecco come facciamo convivere questi due mondi nell’Azienda Adele Musella:

1. In Vigna (Tradizione): Seguiamo ancora i cicli naturali e la saggezza dei nostri padri. La raccolta è manuale, vitigno per vitigno, perché l’occhio e la mano dell’uomo sono insostituibili per capire quando il grappolo è davvero pronto a diventare un grande vino. Questa è l’eredità di mio padre Giacomo che non cambierà mai.

2. In Cantina (Innovazione): Qui la tecnologia entra in gioco con decisione. Usiamo moderni sistemi di controllo della temperatura e pressature soffici per preservare quegli aromi delicati e minerali tipici del nostro suolo vulcanico. L’innovazione ci serve per garantire la costanza qualitativa: chi apre una nostra Falanghina oggi o tra un anno, deve ritrovare la stessa freschezza e pulizia.

3. Il Packaging: Anche l’estetica è innovazione. Abbiamo scelto un design moderno, minimalista, che però parla della nostra storia (come i richiami all’archeologia locale). Coniugare questi due aspetti significa avere i piedi ben piantati nella nostra terra di Marano, ma gli occhi rivolti al futuro. L’innovazione è la nostra alleata per far sì che il sapore antico dei Campi Flegrei arrivi nel calice del consumatore moderno in tutta la sua eleganza e perfezione.

– Il tema della sostenibilità è sempre più centrale. Quali scelte avete adottato per garantire un approccio responsabile e sostenibile?

Per chi fa agricoltura da generazioni come la nostra famiglia, la sostenibilità non è un concetto astratto, ma una necessità vitale. Noi viviamo della terra, e se non la rispettiamo oggi, non avremo nulla da lasciare ai figli domani. Il nostro approccio responsabile si muove su tre direttrici:

1. Gestione del Vigneto: Pratichiamo una viticoltura integrata, riducendo al minimo indispensabile l’uso di prodotti chimici e favorendo la biodiversità naturale tra i filari. Crediamo che un terreno vivo e sano sia la prima difesa contro le malattie della vite.

2. Efficienza in Cantina: Abbiamo investito in tecnologie che ci permettono di ottimizzare l’uso delle risorse, in particolare l’acqua e l’energia, riducendo gli sprechi durante tutte le fasi di vinificazione e affinamento.

3. Filiera Corta e Consapevole: Cerchiamo di collaborare con fornitori che condividono i nostri stessi valori etici. Anche la scelta di materiali per il packaging più leggeri e riciclabili è un piccolo ma costante impegno per ridurre l’impronta ambientale della nostra azienda. Essere sostenibili per Adele Musella significa produrre vini che siano ‘etici’ oltre che buoni: vini che portano dentro la purezza del nostro suolo vulcanico senza averlo ferito. È il nostro modo di dire grazie a questa terra di Marano che da quarant’anni ci regala così tanto.

– C’è sempre un prodotto simbolo. Quale crede rappresenti al meglio l’anima dell’azienda e perché?

Se devo scegliere un’etichetta che incapsula tutta l’anima di Adele Musella, non posso che indicare il Ciaurro. È il nostro Piedirosso Riserva, ma per me è molto più di un vino: è un simbolo per tre ragioni fondamentali:

1. L’Identità Storica: Il nome è un omaggio diretto al Mausoleo del Ciaurro, il cuore archeologico di Marano di Napoli. Portare questo pezzo di storia in etichetta significa gridare al mondo le nostre origini.

2. La Forza del Vitigno: Il Piedirosso (o Per’ e Palummo) è il vitigno che meglio interpreta la nostra terra vulcanica. È un vino vibrante, che non ha bisogno di imitare nessuno: è autentico, proprio come la nostra filosofia aziendale dal 1986.

3. L’Equilibrio tra Passato e Futuro: Nella versione Riserva, il Ciaurro dimostra che i vini dei Campi Flegrei possono sfidare il tempo con eleganza. Rappresenta la nostra capacità di evolvere la tradizione di mio padre Giacomo in un prodotto di alta eccellenza contemporanea. Se la nostra azienda fosse un sorso di vino, sarebbe il Ciaurro: profondo come le nostre radici, minerale come il nostro suolo e con un carattere che non si dimentica.

Sguardo al futuro

– Guardare avanti è essenziale per restare competitivi. Quali sono i vostri obiettivi per i prossimi anni?

Guardare avanti per noi non significa cambiare pelle, ma far splendere ancora di più quella che abbiamo. Per i prossimi anni ci siamo posti tre obiettivi ambiziosi:

1. L’Espansione Internazionale: Vogliamo che il nome di mia madre e il carattere vulcanico di Marano varchino sempre più spesso i confini nazionali. Il nostro obiettivo è portare la Falanghina e il Piedirosso di Adele Musella sulle tavole dei migliori ristoranti del mondo, raccontando la bellezza dei Campi Flegrei a un pubblico globale.

2. L’Enoturismo Esperienziale: Stiamo lavorando per rendere la nostra cantina un luogo di accoglienza sempre più aperto. Non vogliamo solo vendere bottiglie, ma creare un’esperienza immersiva dove le persone possano toccare con mano la nostra ‘terra tortora’, visitare i vigneti e capire il legame tra la nostra storia familiare e il calice che degustano.

3. Ricerca e Micro-Vinificazioni: Continueremo a investire in cantina per esplorare ancora di più le potenzialità dei nostri vitigni autoctoni. Il mio sogno è creare edizioni limitate che siano la massima espressione di singoli filari, per mostrare quanto può essere sfaccettata ed elegante la nostra terra. In sintesi, il mio obiettivo è che l’azienda diventi un punto di riferimento non solo per la qualità del vino, ma come esempio di eccellenza del ‘Made in Sud’ capace di innovare senza mai dimenticare il calore e l’integrità del 1986.

– State valutando nuovi mercati o percorsi di internazionalizzazione?

Assolutamente sì, Giovanni. L’internazionalizzazione è uno dei pilastri della nostra strategia per il prossimo futuro. Siamo convinti che i vini dei Campi Flegrei, con la loro spiccata mineralità e freschezza, abbiano un potenziale enorme sui mercati esteri, specialmente dove si ricerca l’autenticità del vitigno autoctono e la storia del territorio. I nostri passi in questa direzione sono molto chiari:

1. Mercati Target: Stiamo guardando con grande interesse al Nord Europa e al Nord America, dove c’è un pubblico di appassionati sempre più colto, che non cerca il solito vino ‘internazionale’, ma vuole scoprire le eccellenze dei territori vulcanici italiani.

2. Il Valore del Racconto: All’estero non esportiamo solo vino, ma il nome Adele Musella. Il fatto che ogni bottiglia porti con sé una storia di famiglia e un legame così forte con Marano di Napoli è un valore aggiunto incredibile. I consumatori stranieri amano sapere che dietro un calice c’è una faccia, un nome e una terra precisa.

3. Digitalizzazione e Fiere: Stiamo potenziando la nostra presenza digitale e partecipando a eventi internazionali per creare contatti diretti con importatori che condividano la nostra stessa filosofia: pochi volumi, ma altissima qualità e una storia vera da raccontare.Vogliamo che chiunque, a New York come a Copenaghen, possa chiudere gli occhi sorseggiando una nostra Falanghina e sentire, anche solo per un attimo, il calore e il profumo della nostra terra flegrea.

– Come immagina Adele Musella tra dieci anni? Più radicata nel territorio o sempre più proiettata oltre i confini regionali e nazionali?

Giovanni, immagino Adele Musella tra dieci anni come un albero secolare: con le radici ancora più profonde nel terreno ‘tortora’ di Marano di Napoli, ma con i rami che arrivano a toccare ogni angolo del mondo. Non credo che le due cose si escludano, anzi: più saremo proiettati oltre i confini regionali e nazionali, più dovremo essere visceralmente radicati qui. Ecco la mia visione per il 2034:

1. Un presidio di cultura flegrea: Immagino la nostra cantina come una tappa obbligatoria per chi vuole conoscere l’anima vulcanica della Campania. Tra dieci anni vorrei che Adele Musella fosse sinonimo di un’ospitalità che racconta non solo il vino, ma la storia, l’archeologia e l’umanità del nostro territorio.

2. Ambasciatrice dell’eleganza vulcanica: Oltre confine, vedo il nostro nome consolidato come un marchio di ‘lusso artigianale’. Non m’interessa diventare un’industria; tra dieci anni vorrei che le nostre bottiglie fossero cercate da chi vuole un prodotto raro, etico e con una personalità che solo il binomio Piedirosso-Marano sa dare.

3. Il valore del nome: Infine, spero che tra dieci anni il nome di mia madre, Adele Musella, continui a rappresentare per chi ci lavora e per chi ci beve lo stesso valore di oggi: l’integrità. In sintesi, vedo un’azienda che è riuscita a rendere globale un’emozione locale. Il successo non sarà nei volumi di vendita, ma nella capacità di far sentire chiunque, ovunque si trovi, parte della nostra famiglia e della nostra terra.

Il lato più personale

– Dietro ogni impresa c’è una storia umana. Se dovesse raccontare Adele Musella in tre parole, quali sceglierebbe?

Giovanni, scegliere solo tre parole è una sfida, ma se devo guardare al cuore di tutto quello che abbiamo costruito dal 1986 ad oggi, scelgo queste:

1. Amore: Perché tutto è iniziato da un gesto d’amore di mio padre verso mia madre, Adele. Senza quel sentimento profondo, oggi non saremmo qui a parlare di vigne e di bottiglie. L’amore è l’ingrediente invisibile che mettiamo in ogni vendemmia.

2. Identità: Perché non abbiamo mai cercato di essere altro da quello che siamo. Siamo figli di Marano, della terra vulcanica e dei vitigni autoctoni. La nostra identità è il nostro orgoglio e la nostra forza in un mondo sempre più omologato.3. Costanza: Perché fare vino richiede pazienza e dedizione quotidiana. È la capacità di restare fedeli ai propri valori nonostante le sfide, mantenendo sempre alta l’asticella della qualità per onorare il nome che portiamo in etichetta. Amore, Identità e Costanza: sono queste le radici su cui poggia ogni calice di Adele Musella.

– C’è un ricordo personale, magari legato all’infanzia o alla tradizione familiare, che ha influenzato il suo percorso?

Sì, Giovanni, c’è un ricordo che porto sempre con me ed è il profumo del mosto in fermentazione che invadeva la casa durante la mia infanzia. Ricordo la figura di mio padre, Giacomo, che con una calma quasi rituale controllava ogni passaggio. Ma il ricordo più forte è legato a mia madre, Adele. Nonostante il lavoro incessante che la cantina richiedeva, lei era quella che garantiva l’armonia, quella che con un sorriso accoglieva chiunque venisse a trovarci per assaggiare il vino nuovo. C’è un momento preciso: io, bambino, che cammino tra i filari tenendo la mano di mio padre, mentre lui mi spiega che la vite non va forzata, ma ascoltata. In quel momento ho capito che fare vino non era un mestiere, ma un modo di stare al mondo: un misto di umiltà davanti alla natura e orgoglio per ciò che si produce. Quel bambino non ha mai smesso di camminare tra quelle vigne. Oggi, quando scendo in cantina, quel profumo di mosto mi riporta immediatamente a loro. È questo ricordo che ha influenzato il mio percorso: mi ricorda che ogni bottiglia che produco non deve solo essere tecnicamente perfetta, ma deve contenere quella stessa accoglienza e calore che si respirava in casa nostra nel 1986. È il motivo per cui non considero i miei clienti semplici consumatori, ma ospiti della nostra storia.

– E per chiudere con un sorriso: Se l’azienda fosse un piatto tipico campano, quale sarebbe e perché?

Giovanni, se l’Azienda Adele Musella fosse un piatto, non avrei dubbi: saremmo un Ragù napoletano. E ti spiego il perché in tre motivi che rispecchiano la nostra filosofia:

1. La Tradizione Familiare: Il ragù non è solo una ricetta, è un rito che si tramanda di generazione in generazione. È il profumo della domenica mattina a casa, lo stesso calore che cerchiamo di mettere in ogni nostra bottiglia fin dal 1986.

2. La Pazienza (La ‘Pippiatura’): Proprio come il ragù deve cuocere per ore a fuoco lentissimo per raggiungere la sua perfezione, anche il nostro vino ha bisogno di tempo, attesa e cura costante. Non amiamo la fretta; rispettiamo i tempi della terra e della maturazione.3. La Complessità nella Semplicità: Il ragù è fatto di pochi ingredienti genuini che, insieme, creano un’esplosione di sapori profondi e indimenticabili. Allo stesso modo, noi partiamo da un solo grappolo di Falanghina o Piedirosso per ottenere un vino che sappia raccontare tutta la complessità del nostro suolo vulcanico. Siamo un piatto che sa di casa, che accoglie tutti a tavola e che, proprio come il nome di mia madre Adele, rappresenta il cuore pulsante della nostra famiglia.

Alla fine di questo viaggio tra vigne, ricordi e visioni, Adele Musella appare per ciò che realmente è: non un’azienda, ma un luogo dell’anima. Un presidio di identità flegrea che cresce senza perdere le sue radici, un racconto familiare che continua a fermentare anno dopo anno, proprio come quel mosto che da bambino riempiva la casa di profumo.

Ogni bottiglia è un invito a entrare in questa storia: a sentire la sapidità del vulcano, la pazienza del tempo lento, l’amore che ha dato origine a tutto. E mentre il futuro guarda sempre più lontano, una cosa resta immutata: il nome di Adele, inciso sull’etichetta come una bussola che indica la strada, ricordando a chi beve — e a chi produce — da dove tutto è cominciato.

Ringrazio Antonio per la sua enorme disponibilità ad aprire le porte della sua vita e della sua realtà, anche se virtualmente, grazie per averci accompagnato in questa passeggiata tra i filari e soprattutto grazie per avermi concesso la possibilità di racchiudere in queste righe il senso puro della vostra essenza. Inoltre ringrazio voi tutti che leggete le mie avventure. Il prossimo capitolo ci aspetta già oltre la curva del filare.

 

Articolo a cura di: Mister Wine – Giovanni Scapolatiello – Sommelier Ais Italia 

Mister Wine
Mister Wine

Sono Giovanni Scapolatiello, Sommelier Ais e trasformo il vino in un racconto.

Articoli: 114

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *