Una delle tante cose belle delle passioni è la condivisione, perchè quando condividi con qualcuno la medesima passione è come si azzerasse il contachilometri della tua conoscenza. Si dona e si riceve nello stesso momento.
Poi esistono luoghi che non si visitano soltanto, si attraversano come si attraversa un ricordo, un’emozione, un frammento di identità. Ancora, esistono persone che alimentano queste passioni, esse sono la fiammella accesa che non si spegne mai, riscaldano i racconti, quelli fatti di duro lavoro e sacrifici, facendo da ponte tra passato e futuro.
Ho conosciuto prima i suoi vini e poi Lei. Cristina Varchetta è il volto dell’ospitalità di Cantine Astroni.
Accogliente: per la sua dedizione al cliente.
Vulcanica: Come la terra dei Campi Flegrei che coltiva, Cristina trasmette l’energia e la passione tipiche di chi vive e lavora a ridosso di un cratere, legando indissolubilmente il vino alla forza della natura.
Autentica: Sostiene con fermezza che nel mondo del vino “la verità paga più dell’estetica patinata”, dimostrando una schiettezza e una coerenza valoriale tipicamente napoletane.
Ogni volta che si varca quel cratere antico, avverti la terra respirare sotto i piedi, come se il tempo rallentasse per concederti un ascolto più profondo. Quella volta, però, il viaggio ebbe un sapore diverso. Accanto a me c’era Cristina Varchetta. Con lei, ogni dettaglio si amplifica: il silenzio del bosco, la luce che filtra tra i vigneti, il racconto di una famiglia che ha scelto di custodire un territorio invece di piegarlo.
Insieme abbiamo camminato tra vigne che sembrano radici del cuore, ascoltato storie che sanno di lava e mare, e ritrovato quella verità semplice che solo il vino sa dire: che la bellezza nasce quando qualcuno decide di prendersene cura.
Allora cosa ho fatto, quello che amo più di ogni altra cosa, trasformare il vino in un racconto, per una volta, ho strappato, ma solo per portarla qui con noi, Cristina dalla sua terra.e grazie alla sua enorme disponibilità è stato possibile intervistarla in esclusiva su Mister Wine.
Ciao Cristina, innanzitutto grazie per avermi concesso l’onore di raccontare di te, del tuo lavoro e della tua realtà.
Ciao Giovanni e ciao a tutti voi, il piacere è tutto mio di essere qui con voi, grazie a te e grazie all’opera di divulgazione di Mister Wine per avermi concesso la possibilità di raccontare la mia realtà.
Iniziamo pure, sei pronta?
Le origini
Mister Wine: Come è nata la tua passione per il vino? C’è un momento preciso, un ricordo d’infanzia o un incontro che ha segnato questo percorso?
Cristina: Sono nata in una famiglia in cui il vino è sempre stato il motore portante della vita quotidiana. La mia passione per il vino nasce quindi molto prima di essere una scelta consapevole: è qualcosa che ho respirato fin da bambina. I miei ricordi d’infanzia sono legati alla cantina, ai rumori, agli odori e soprattutto ai giochi. Giocavamo tra pompe e cassette di vino, a nascondino nel deposito, oppure entravamo nelle grandi vasche vuote per improvvisare partite a pallavolo.
Giochi forse non propriamente adatti a dei bambini, ma che hanno stimolato la mia inventiva e quella dei miei cugini, segnando profondamente il nostro modo di vivere quel luogo. Crescendo, ho capito che quel legame non era solo affettivo, ma profondamente identitario: il vino era il modo più diretto per raccontare chi siamo e da dove veniamo. Da adulta sono entrata subito in cantina, ma a 24 anni ho sentito il bisogno di fermarmi.
Non sapevo se quella fosse davvero la mia passione o semplicemente un senso di rispetto e di continuità nei confronti della famiglia. Così ho deciso di mettermi alla prova altrove, provando anche strade completamente diverse, come il concorso per i vigili del fuoco. È stato un periodo importante, che mi ha aiutato a capire cosa volevo davvero.
Il ritorno al vino è arrivato in modo naturale, ma non immediato in cantina. Ho scelto prima di formarmi, studiando con AIS, WSET e Alma, e facendo esperienze in altre realtà vitivinicole. Avevo bisogno di costruire un mio sguardo, una mia consapevolezza.
C’è però un episodio che, più di tutti, ha segnato un momento fondamentale: avevo circa 12 o 13 anni quando mio cugino Gerardo mi regalò il mio primo libro sul vino. Lo lessi tutto d’un fiato. Ancora oggi lo conservo gelosamente, soprattutto per la dedica. A distanza di anni, capisco che quello è stato uno dei primi segnali di un percorso che, anche quando ho provato ad allontanare, mi ha sempre riportata lì: al vino, alla terra, alla mia storia.
La decisione
Mister Wine: Cosa ti ha spinto a diventare produttore? Se provieni da un altro settore, cosa ti ha fatto lasciare tutto per la vigna?
Cristina: Siamo una famiglia storica di Napoli e il nostro rapporto con il vino nasce come commercio, fin dal 1891. Con il mio bisnonno Vincenzo Varchetta, poi con mio nonno Giovanni, successivamente con i miei zii – Vincenzo, Giorgio e Salvatore, mio padre – fino ad arrivare oggi alla quarta generazione, rappresentata da me, Gerardo e Vincenzo. Ognuno ha contribuito, in modo diverso, a costruire questo percorso.
Il progetto Cantine Astroni nasce però da un’esigenza precisa: restituire qualcosa al territorio, raccontarne la bellezza e dimostrare che anche nei Campi Flegrei, a Napoli, è possibile fare vino di qualità, con identità e visione. Non si è trattato solo di produrre vino, ma di dare voce a una terra spesso poco compresa, fragile e potentissima allo stesso tempo.
Per me, tornare alla vigna non è stata una rinuncia, ma un ritorno: al senso delle cose, al tempo lungo, alla concretezza. Ho sentito il bisogno di custodire questa eredità, interpretandola con uno sguardo contemporaneo, consapevole che fare vino qui significa assumersi una responsabilità culturale, oltre che agricola.
Il territorio
Mister Wine: Perché hai scelto proprio questa zona/questo terroir per il tuo progetto? Cosa ti ha affascinato? Siete coinvolti nel recupero di vecchi vigneti o di vitigni autoctoni dimenticati
Cristina: I Campi Flegrei non si scelgono: ti scelgono. È un territorio affascinante, difficile, vivo, dove la viticoltura è una sfida quotidiana. I suoli vulcanici, sabbiosi, ricchi di sali minerali, il mare vicino, il vento, il bradisismo: tutto concorre a creare vini che non possono essere replicati altrove. Lavoriamo esclusivamente su vitigni autoctoni come Falanghina e Piedirosso, varietà che arrivano qui fin dall’epoca greca e che si sono adattate nei secoli a questo ambiente estremo. Il nostro lavoro è prima di tutto custodire questo patrimonio, più che reinventarlo.
La sfida più grande
Mister Wine: Qual è stata la difficoltà maggiore che hai affrontato e come l’hai superata? in particolare, sarei interessato a sapere se la vostra azienda sia attivamente coinvolta in progetti di:
- Recupero di vitigni reliquia o quasi scomparsi: state lavorando alla valorizzazione di varietà autoctone minori?
- Salvaguardia di vigne vecchie: qual è l’età media dei vostri ceppi più storici?
- Coltivazione a piede franco: possedete parcelle sopravvissute alla fillossera o nuovi impianti non innestati su portainnesto americano?
Cristina: La sfida più grande è senza dubbio lavorare in un territorio fragile, urbanizzato, vulcanico, dove ogni scelta va ponderata con attenzione.
Vivere qui è molto più di un semplice mestiere: è uno stile di vita. Siamo figli del bradisismo, un fenomeno che ha plasmato la nostra terra e il nostro modo di pensare, insegnandoci a convivere con le forze della natura senza forzarle. L’influenza dei vulcani e delle caldere non rappresenta solo una sfida, ma diventa parte integrante della nostra identità
Salvaguardare vigne storiche, spesso a piede franco grazie ai suoli sabbiosi, significa assumersi una grande responsabilità. Le nostre vigne hanno un media di35 anni e sono parte viva della storia agricola dei Campi Flegrei. Non lavoriamo su vitigni “reliquia” in senso stretto, ma su varietà autoctone che, altrove, sarebbero state abbandonate. La difficoltà è stata – ed è – trovare l’equilibrio tra tutela, sostenibilità e continuità produttiva.
Un aneddoto memorabile
Mister Wine: Mi racconta un episodio (divertente, emozionante, significativo) che rappresenta bene il tuo modo di fare vino?
Cristina: C’è un episodio molto semplice, ma per me fondamentale. Ricordo quando mio padre decise di creare il logo di Cantine Astroni, ispirandosi alla dominazione greco-romana e alle radici profonde del nostro territorio. In quel momento chiese a me e a mia sorella di aiutarlo a disegnarlo.
Eravamo giovani, forse non del tutto consapevoli, ma ricordo perfettamente quella sensazione: sedute lì, con carta e matite, a provare a dare forma a qualcosa che non era solo un simbolo grafico, ma un’idea, una storia, un’identità. È stato in quel momento che ho capito di far parte di qualcosa di più grande di me, di essere parte integrante di un progetto che aveva radici profonde e uno sguardo lungo. Non era ancora una scelta professionale, ma una presa di coscienza. Lì ho sentito, forse per la prima volta, che il vino non era solo il lavoro della mia famiglia, ma un’eredità viva, qualcosa che non ha eguali e di cui mi sentivo già responsabile. In fondo, il mio modo di fare vino nasce anche da lì: dal sentirsi parte, prima ancora che protagonisti.
IL VINO E LA TECNICA
I tuoi vitigni
Mister Wine: Su quali vitigni e denominazioni lavori? Perché proprio questi?
Cristina: Lavoriamo esclusivamente con Falanghina e Piedirosso dei Campi Flegrei. Sono vitigni che raccontano questo territorio meglio di qualsiasi parola: salinità, verticalità, bevibilità, eleganza. Non sentiamo il bisogno di introdurre altro, perché qui tutto parla già in modo molto chiaro.
Filosofia produttiva
Mister Wine: Qual è il tuo approccio in vigna e in cantina? (biologico, biodinamico, minimo intervento, innovazione tecnologica…) Cosa ti contraddistingue?
Cristina: Il nostro approccio è basato sul buon senso agricolo. Siamo stati biologici per anni, poi l’annata 2023 ci ha imposto una riflessione profonda. Oggi lavoriamo in lotta integrata, con un’impostazione biologica non certificata, cercando di ridurre al minimo l’impatto sul suolo. Usiamo corroboranti naturali, monitoraggio tecnologico avanzato e interveniamo solo quando necessario. In cantina cerchiamo precisione, pulizia e rispetto del frutto.
Il vino manifesto
Mister Wine: Se dovessi scegliere UN solo vino che rappresenta la tua cantina e la tua filosofia, quale sarebbe e perché?
Cristina: Se dovessi scegliere un solo vino che rappresenta davvero la nostra cantina e la nostra filosofia, sceglierei Colle Rotondella Campi Flegrei DOC Piedirosso. Il Piedirosso, forse ancora più della Falanghina, riesce a raccontare l’anima più profonda dei Campi Flegrei: è un vitigno identitario, legato alla terra, alla sua energia vulcanica e al suo equilibrio delicato.
Colle Rotondella è un vino diretto, sincero, capace di esprimere il territorio senza mediazioni, con finezza, sapidità e grande bevibilità. È la sintesi del nostro modo di fare vino: rispetto del suolo, attenzione alla vigna e volontà di lasciare che sia il territorio a parlare. In questo senso, rappresenta pienamente la firma di Cantine Astroni e il nostro legame con i Campi Flegrei.
Caratteristiche distintive
Mister Wine: C’è una scelta tecnica particolare (vinificazione, affinamento, blend) che rende unici i tuoi vini?
Cristina: La vera scelta tecnica distintiva è il rispetto assoluto del suolo vulcanico e delle sue espressioni. Le vinificazioni sono pensate per non coprire, ma accompagnare. La salinità non si costruisce: si protegge.
Annata memorabile
Mister Wine: Quale annata ti ha dato le maggiori soddisfazioni e perché?
Cristina: Ogni annata racconta qualcosa, ma quelle più difficili sono spesso le più formative. Le annate complesse ci hanno insegnato a leggere meglio la vigna, a non forzare, a fidarci del tempo.
DIETRO L’ETICHETTA
Storia del nome
Mister Wine: Come è nato il nome della cantina/azienda? C’è un significato particolare legato al territorio o alla famiglia?
Cristina: Cantine Astroni nasce da una scelta precisa: legarci in modo indissolubile al nostro territorio. Il nome deriva dal Cratere degli Astroni, uno dei circa settanta crateri che compongono la caldera dei Campi Flegrei.
La cantina sorge infatti alle pendici esterne del Bosco degli Astroni, un luogo di straordinario valore naturalistico e storico. In passato area di caccia di Ferdinando di Borbone, oggi il cratere è una oasi naturale gestita dal WWF Italia, simbolo di tutela, biodiversità e rispetto dell’ambiente.
Scegliere il nome Astroni significa dichiarare apertamente la nostra appartenenza a questa terra: una terra vulcanica, viva, complessa, che influenza profondamente il carattere dei nostri vini. È un nome che racchiude geologia, storia e identità, e che racconta, già da solo, il legame profondo tra Cantine Astroni e il paesaggio che la circonda.
L’etichetta racconta
Mister Wine: Quali sono gli elementi distintivi delle vostre etichette? Cosa rappresentano simboli, colori, grafiche?
Cristina: Le nostre etichette sono etichette parlanti: non decorative, ma narrative. Raccontano il lavoro in vigna e la complessità del territorio dei Campi Flegrei, traducendo in immagini la forza, la fragilità e l’identità di una terra vulcanica e viva.
Sono disegnate su nostra indicazione dall’artista napoletano Antonio Mele e nascono per accompagnare il vino, preparandone la lettura ancora prima dell’assaggio.
ABBINAMENTI
Abbinamenti del territorio
Mister Wine: Quali piatti della tradizione campana si sposano perfettamente con i tuoi vini? Indica vino e abbinamento specifico.
Cristina: La cucina dei Campi Flegrei viene spesso associata esclusivamente al pesce, ma in realtà è una cucina molto più articolata, che racconta mare e terra insieme, proprio come i nostri vini.
La Falanghina dei Campi Flegrei si abbina in modo naturale agli spaghetti alle vongole: la sua sapidità e freschezza richiamano il mare, accompagnando il piatto senza sovrastarlo e valorizzandone la semplicità.
Il Piedirosso, invece, racconta l’anima più terrestre del territorio. È perfetto con piatti della tradizione a base di carni bianche, come il coniglio all’ischitana, oppure con preparazioni vegetariane ricche di struttura come la parmigiana di melanzane. Abbinamenti che dimostrano come la cucina flegrea non sia solo marina, ma profondamente legata anche alla campagna e alle sue tradizioni.
Abbinamento sorprendente
Mister Wine: C’è un abbinamento insolito o inaspettato che hai scoperto e che funziona particolarmente bene con uno dei tuoi vini?
Cristina: Un abbinamento che trovo particolarmente sorprendente è quello tra i nostri vini e la cucina asiatica, soprattutto fusion. In particolare, la Falanghina Colle Imperatrice si abbina molto bene a piatti come sushi e sashimi, oppure a preparazioni a base di pesce crudo con agrumi e spezie leggere: la sua sapidità e freschezza riescono a bilanciare perfettamente la delicatezza e l’umami di questi piatti.
Anche il Piedirosso Colle Rotondella funziona in modo inaspettato con la cucina asiatica fusion, soprattutto con piatti come ramen leggeri o noodles con carni bianche e verdure, dove la sua struttura elegante e la bevibilità accompagnano le spezie senza sovrastarle. Sono abbinamenti che dimostrano quanto questi vini, pur profondamente legati al territorio, abbiano una grande versatilità a tavola.
Il tuo abbinamento preferito
Mister Wine: Se dovessi scegliere UN solo piatto da abbinare al tuo vino manifesto per una cena importante, quale sarebbe e perché?
Cristina: Il mio abbinamento preferito è il polipetto alla Luciana con Colle Rotondella Campi Flegrei DOC Piedirosso. Un piatto semplice e identitario, in cui la freschezza e la bevibilità del Piedirosso accompagnano perfettamente la dolcezza del polpo e la sapidità del mare.
Un abbinamento che racconta Napoli e il nostro territorio in modo naturale.
VISIONE E FUTURO
Vino e territorio campano
Mister Wine: Come vedi l’evoluzione della viticoltura campana nei prossimi 10 anni? Quali opportunità e quali rischi?
Cristina: Nei prossimi dieci anni vedo la viticoltura campana sempre più focalizzata sui vitigni autoctoni e sulla qualità, senza rincorrere modelli esterni. La vera opportunità sarà nel racconto: rendere il vino più inclusivo, meno elitario, portandolo fuori dalle degustazioni classiche e inserendolo in contesti diversi, culturali e sociali.
Il vino deve essere vissuto come cultura e condivisione, non come qualcosa per pochi. Il rischio, al contrario, è renderlo troppo distante o autoreferenziale. Se riusciremo a raccontarlo in modo semplice e vero, la viticoltura campana avrà un futuro forte e riconoscibile.
Il tuo sogno nel cassetto
Mister Wine: C’è un progetto che vorresti realizzare? Un vino che vorresti fare? Un obiettivo da raggiungere?
Cristina: I sogni sono tanti, ma il più importante è continuare su questa strada, quella che abbiamo intrapreso con il progetto Cantine Astroni ormai da più di 25 anni: far parlare questo territorio senza snaturarlo e creare sempre più cultura attorno al vino dei Campi Flegrei.
Il mio obiettivo è continuare a lavorare sulla zonazione, per approfondire e raccontare sempre meglio le diverse espressioni del territorio, e allo stesso tempo investire in ospitalità e formazione. Credo che questi siano i veri valori di crescita del vino: conoscere, accogliere, spiegare. Solo così il vino diventa consapevolezza, esperienza e racconto condiviso, non solo un prodotto.
Messaggio ai wine lovers
Mister Wine: Cosa vorresti che chi beve i tuoi vini capisse o provasse?
Cristina: I vini dei Campi Flegrei sono vini di convivialità: saporiti, scorrevoli, capaci di accompagnare la tavola senza stancare. Sono vini di bevuta, mai banali ma sempre appaganti, leggeri e contemporanei, con gradazioni contenute – intorno ai 12 gradi – che li rendono attuali e profondamente moderni.
Per questo credo che i vini dei Campi Flegrei siano vini del futuro: perché parlano di territorio, equilibrio e piacere, in modo semplice e vero.
Come ogni bella favola siamo giunti alla fine,
A Cantine Astroni va il mio grazie più sincero per l’accoglienza, la generosità e la capacità di trasformare ogni visita in un’esperienza che resta.
A Cristina, grazie per esserci sempre, con quella tua luce discreta che rende ogni viaggio più vero.
E a chi leggerà queste righe, l’augurio di poter vivere presto questo luogo con i propri occhi, perché certe emozioni non si raccontano: si respirano.
Mister Wine – Giovanni Scapolatiello – Sommelier Ais Italia

Info
Nome cantina/azienda: | Cantine Astroni |
Località/indirizzo: | Località Astroni – Via Sartania,48 |
Anno di fondazione: | 1999 |
Ettari vitati: | 20 |
Produzione annua (n. bottiglie): | 150000 |
Denominazioni: | Campi flegrei, in accompagnamento : Vesuvio e Penisola Sorrentina |
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Telefono: | +39 081 5884182 |


