Dopo aver esplorato l’universo dei Vinos de Pago, la categoria più rara e identitaria del vino spagnolo, era inevitabile compiere un passo ulteriore: entrare dentro una di queste tenute, ascoltare la voce di chi ogni giorno dà forma a un terroir unico, trasformandolo in vino e visione.
Tra i protagonisti più autorevoli di questo mondo c’è Rodolfo Valiente García, CEO ed enologo di Bodegas Vegalfaro, una delle realtà che meglio incarnano lo spirito dei Pagos: precisione, autenticità, rispetto del territorio e una ricerca costante della qualità come atto culturale, prima ancora che produttivo. Se l’articolo precedente ci ha permesso di comprendere cosa sia un Pago, oggi andiamo oltre: entriamo nel cuore umano e tecnico di chi un Pago lo vive, lo guida e lo interpreta.
Rodolfo Valiente non è solo un produttore. È un custode del suo paesaggio, un artigiano del dettaglio, un innovatore che ha saputo dare alla sua tenuta un’identità riconoscibile e coerente. Con lui parliamo di terroir, di filosofia produttiva, di sfide climatiche, di futuro e di quella visione che rende i Vinos de Pago qualcosa di più di una semplice denominazione.
Questa intervista è il naturale proseguimento del mio viaggio: dalla teoria alla vita reale, dal concetto alla voce, dal terroir alla persona che lo racconta.
Nel panorama vitivinicolo spagnolo, pochi nomi risuonano con la stessa autenticità e dedizione di quello di Rodolfo Valiente García. Alla guida di Bodegas Vegalfaro, Rodolfo non è solo un CEO e un enologo di visione, ma il vero architetto che ha saputo dare voce al Pago de los Balagueses, elevandolo ai vertici della piramide qualitativa del vino europeo. La sua è una storia di profondo rispetto per la terra di Valencia e di una ricerca incessante verso l’eccellenza sostenibile.
Rodolfo: Sicuramente questa convinzione si è consolidata quando hanno verificato che la tenuta non produceva solo vini di grande qualità, ma vini con un profilo proprio, inseparabile dal loro luogo d’origine. Il riconoscimento ufficiale di Los Balagueses come Vino de Pago nel 2011 non nasce da una dichiarazione estetica, ma dalla constatazione di un ambiente geografico singolare e di un rapporto causale tra quell’ambiente e il carattere del vino. È lì che un’identità smette di essere intuizione e diventa evidenza.
Rodolfo: La visione di Vegalfaro potrebbe essere riassunta così: precisione, rispetto per il territorio e coscienza ecologica. Ciò che li distingue non sembra essere una ricerca di grandiosità, ma un’interpretazione molto coerente del luogo: altitudine elevata a Requena, coltivazione biologica fin dagli inizi e la volontà che ogni vino esprima il paesaggio senza “truccarlo” eccessivamente. Nel loro caso, il terroir non viene usato come argomento commerciale; struttura l’intero progetto.
Rodolfo: Ci sono diverse decisioni chiave. In vigneto, la coltivazione biologica senza pesticidi né prodotti chimici di sintesi, il lavoro parcellare e la ricerca dell’equilibrio di ogni vite sono fondamentali. Nel disciplinare del “Pago” si sottolinea anche l’applicazione di pratiche colturali specifiche per parcella e la ricerca sulle tecniche di allevamento per ottenere maturazioni omogenee e grappoli a chicco piccolo e spargolo. In cantina, la coerenza sembra sostenersi su una lavorazione artigianale ma tecnicamente molto controllata, con risorse come anfore, botti francesi e vinificazioni orientate a rispettare l’identità varietale e del luogo.
Rodolfo: La cosa più difficile da replicare non è un singolo fattore isolato, ma la loro combinazione. Nel Pago de los Balagueses confluiscono altitudine, pendenza, esposizione, un substrato calcareo e marnoso con elevata calce attiva e un ambiente naturale boschivo che favorisce la biodiversità e agevola la coltivazione biologica. Questa somma condiziona la maturazione, il drenaggio, lo sviluppo radicale e il profilo fenolico del vino. In altre parole: si possono copiare le tecniche, ma quell’equilibrio geografico no.
Rodolfo: I Vini de Pago possono svolgere un ruolo strategico perché permettono di raccontare la Spagna partendo dalla singolarità estrema del vigneto, non solo da una denominazione generica. In un mercato internazionale saturo di discorsi standardizzati, il Pago offre un racconto molto potente: origine delimitata, identità dimostrabile e massima esigenza qualitativa. Inoltre, continua a essere una categoria molto selettiva; proprio per questo può fungere da uno dei grandi argomenti di prestigio del vino spagnolo all’estero.
Rodolfo: Ci riescono capendo che innovare non significa rompere con l’origine, ma affinarne l’espressione. In Vegalfaro convivono la tradizione vitivinicola familiare e il rispetto per la terra con tecniche avanzate di gestione del vigneto e decisioni enologiche contemporanee. Il loro equilibrio non nasce dal mescolare opposti per marketing, ma dal mantenere un criterio: ogni innovazione deve essere al servizio del luogo e non viceversa.
Rodolfo: La sostenibilità in Vegalfaro non appare come uno strato aggiunto, ma come una convinzione fondante. Tra le pratiche più importanti figurano la coltivazione biologica sin dall’inizio del progetto, l’assenza di pesticidi e prodotti chimici di sintesi, il ricorso a trattamenti naturali, il rispetto per la flora e la fauna locale e una produzione allineata alla certificazione vegana. Più che una linea di lavoro, sembra essere la cornice completa della loro filosofia produttiva.
Rodolfo: L’emozione che Vegalfaro sembra voler trasmettere è quella di un’autenticità serena: vini con anima, eleganti, consapevoli della propria origine e capaci di emozionare senza artifici. Non cercano solo il piacere sensoriale, ma anche la connessione: con il paesaggio, con la storia familiare e con un modo più responsabile di intendere il vino.
Rodolfo: Se si dovesse scegliere un vino particolarmente rappresentativo, il Pago de los Balagueses sarebbe la risposta più logica, perché concentra i grandi pilastri del progetto: terroir proprio, riconoscimento come Vino de Pago, lavoro biologico e un’identità inseparabile dalla tenuta. Tuttavia, volendo essere un po’ più personali, si potrebbe anche affermare che un vino come il Caprasia esprima molto bene lo spirito della casa: precisione, sensibilità mediterranea e una volontà di eleganza senza eccessi. La scelta dipende dal voler sottolineare la singolarità del singolo “pago” o la filosofia globale della cantina.
"Continúa leyendo para ver la versión original de la entrevista en español."
“Continua a leggere per vedere la versione originale dell’intervista in spagnolo”
Rodolfo Valiente García: el enólogo que ha dado voz al Pago de los Balagueses
Mister Wine: Vegalfaro es una finca con una gran historia. ¿Cuál es el legado emocional que sienten más vivo y que sigue guiando sus decisiones hoy en día?
Rodolfo: El legado más vivo en Vegalfaro es, probablemente, la idea de que el vino nace mucho antes que en la bodega: nace en la viña, en la familia y en una forma de relacionarse con la tierra desde el respeto. La herencia de la familia Valiente, y en particular la transmisión de ese conocimiento agrícola de generación en generación, sigue marcando una manera de trabajar muy clara: escuchar al viñedo, actuar con coherencia y no perder nunca el vínculo con el origen.
Mister Wine: El reconocimiento como Vino de Pago es un logro excepcional y muy selectivo. ¿Hubo un momento concreto en el que comprendieron que Vegalfaro poseía una identidad verdaderamente irrepetible?
Rodolfo: Seguramente ese convencimiento se consolidó cuando comprobaron que la finca no solo daba vinos de gran calidad, sino vinos con un perfil propio, inseparable de su lugar. El reconocimiento oficial de Los Balagueses como vino de pago en 2011 no surge de una declaración estética, sino de la constatación de un medio geográfico singular y de una relación causal entre ese entorno y el carácter del vino. Ahí es donde una identidad deja de ser intuición y pasa a ser evidencia.
Mister Wine: ¿Cómo definirían, en pocas palabras, la “visión Vegalfaro”? ¿Qué les distingue en su manera de interpretar el terroir frente a otras grandes bodegas españolas?
Rodolfo: La visión Vegalfaro podría resumirse así: precisión, respeto al terruño y conciencia ecológica. Lo que les distingue no parece ser una búsqueda de grandilocuencia, sino una interpretación muy coherente del lugar: altitud elevada en Requena, cultivo ecológico desde los inicios, y una voluntad de que cada vino exprese el paisaje sin maquillarlo en exceso. En su caso, el terroir no se usa como argumento comercial; estructura todo el proyecto.
Mister Wine: Como sommelier, percibo en sus vinos una precisión estilística muy reconocible. ¿Cuáles son las decisiones técnicas en viñedo y en bodega que consideran esenciales para mantener esta coherencia?
Rodolfo: Hay varias decisiones clave. En viñedo, el cultivo ecológico sin pesticidas ni productos químicos de síntesis, el trabajo parcelario y la búsqueda del equilibrio de cada cepa son fundamentales. En el pliego del pago también se subraya la aplicación de prácticas culturales específicas por parcela y la investigación en técnicas de conducción para lograr maduraciones homogéneas y racimos de grano pequeño y suelto. En bodega, la coherencia parece sostenerse en una elaboración artesanal pero técnicamente muy controlada, con recursos como tinajas, barrica francesa y vinificaciones orientadas a respetar la identidad varietal y del paraje.
Mister Wine: El concepto de Pago está profundamente ligado al lugar. ¿Qué elemento de su terroir —suelo, microclima, exposición— consideran absolutamente imposible de replicar en otro sitio?
Rodolfo: Lo más difícil de replicar no es un solo factor aislado, sino la combinación. En Los Balagueses confluyen altitud, pendiente, exposición, un sustrato calcáreo y margoso con elevada caliza activa, y un entorno natural de bosque que favorece la biodiversidad y facilita el cultivo ecológico. Esa suma condiciona la maduración, el drenaje, el desarrollo radicular y el perfil fenólico del vino. En otras palabras: se pueden copiar técnicas; ese equilibrio geográfico, no.
Mister Wine: España vive un momento de gran proyección internacional. ¿Qué papel creen que pueden desempeñar los Vinos de Pago en el futuro del vino español?
Rodolfo: Los Vinos de Pago pueden desempeñar un papel estratégico porque permiten contar España desde la singularidad extrema del viñedo, no solo desde una denominación amplia. En un mercado internacional saturado de discursos genéricos, el Pago ofrece un relato muy potente: origen delimitado, identidad demostrable y máxima exigencia cualitativa. Además, sigue siendo una categoría muy selectiva; precisamente por eso puede funcionar como uno de los grandes argumentos de prestigio del vino español en el exterior.
Mister Wine: Vegalfaro tiene una identidad muy marcada, pero también una fuerte apertura hacia el mundo. ¿Cómo logran equilibrar raíces e innovación en su proyecto?
Rodolfo: Lo consiguen entendiendo que innovar no es romper con el origen, sino afinar su expresión. En Vegalfaro conviven la tradición vitícola familiar y el respeto por la tierra con técnicas avanzadas de manejo del viñedo y decisiones enológicas contemporáneas. Su equilibrio no nace de mezclar opuestos por marketing, sino de mantener un criterio: toda innovación debe estar al servicio del lugar y no al revés.
Mister Wine: En cuanto a sostenibilidad, ¿qué prácticas aplican hoy que consideran no solo necesarias, sino parte esencial de su filosofía productiva?
Rodolfo: La sostenibilidad en Vegalfaro no aparece como una capa añadida, sino como una convicción fundacional. Entre las prácticas más importantes están el cultivo ecológico desde el inicio del proyecto, la ausencia de pesticidas y productos químicos de síntesis, el recurso a tratamientos naturales, el respeto por la flora y la fauna del entorno y una elaboración alineada con certificación vegana. Más que una línea de trabajo, parece ser el marco completo de su filosofía productiva.
Mister Wine: Si tuvieran que describir la experiencia emocional que desean transmitir a través de un vino de Vegalfaro, ¿cuál sería?
Rodolfo: La emoción que Vegalfaro parece querer transmitir es la de una autenticidad serena: vinos con alma, elegantes, conscientes de su origen y capaces de emocionar sin artificio. No buscan solo placer sensorial, sino también conexión: con el paisaje, con la historia familiar y con una manera más responsable de entender el vino.
Mister Wine: Y una última pregunta más personal: ¿qué vino de Vegalfaro sienten que les representa mejor y por qué? No necesariamente el más conocido, sino aquel que cuenta su historia de la forma más auténtica.
Rodolfo: Si hubiera que elegir un vino especialmente representativo, Pago de los Balagueses sería la respuesta más lógica, porque concentra los grandes ejes del proyecto: terruño propio, reconocimiento como Vino de Pago, trabajo ecológico y una identidad inseparable de la finca. Pero, siendo un poco más personales, también podría defenderse que un vino como Caprasia expresa muy bien el espíritu de la casa: precisión, sensibilidad mediterránea y una voluntad de elegancia sin excesos. La elección depende de si se quiere subrayar la singularidad del pago o la filosofía global de la bodega.
Al escuchar las palabras de Rodolfo Valiente, emerge claramente cómo el vino no es solo el producto de una técnica impecable, sino el reflejo de un alma que sabe escuchar el ritmo de la naturaleza. Su labor en Vegalfaro continúa siendo una fuente de inspiración para quienes creen en una viticultura que es, al mismo tiempo, guardiana del pasado y pionera del futuro.
Agradecemos de todo corazón a Rodolfo Valiente García por esta valiosa charla y por el tiempo que nos ha dedicado. Estamos seguros de que, a partir de ahora, cada sorbo de Pago de los Balagueses tendrá para nuestros lectores un sabor aún más profundo y consciente.
¡Hasta la próxima vendimia!











