Esistono territori che, dopo essere stati sottovalutati per decenni, stanno finalmente ritrovando la propria voce nel panorama enologico internazionale. Uno di questi è il Marocco.
Nonostante l’immaginario comune lo leghi a climi desertici, il Paese è oggi il secondo esportatore vinicolo del continente africano, subito dopo il Sudafrica, con una produzione che supera i 40 milioni di bottiglie l’anno.
Il cuore pulsante di questa realtà è la regione di Meknès, dove si concentra oltre il 60% della produzione nazionale. Qui, 37.000 ettari di vigneti beneficiano di un microclima unico, mitigato dalle montagne dell’Atlante e dalle correnti oceaniche, condizioni ideali per vini di spiccata qualità e freschezza.
Il Terroir di Meknès
La superiorità qualitativa di Meknès risiede nella sua geologia. I vigneti poggiano su un altopiano situato tra i 500 e i 900 metri sul livello del mare. Il profilo pedologico è caratterizzato da suoli argillo-calcarei e sabbie rosse ferrose, spesso poggiati su un substrato di rocce scistose. Questa composizione garantisce un drenaggio eccellente e, al contempo, la capacità dell’argilla di trattenere l’umidità necessaria durante i mesi più caldi. L’altitudine gioca un ruolo fondamentale: l’escursione termica tra giorno e notte permette una maturazione fenolica lenta, preservando l’acidità e sviluppando profili aromatici complessi, lontani dalla “pesantezza” tipica dei vini del sud.
La Fillossera e il Rifugio Nordafricano
Un capitolo decisivo della storia vinicola marocchina è legato alla fillossera. Quando il parassita devastò i vigneti europei alla fine del XIX secolo, i commercianti e i viticoltori francesi cercarono disperatamente nuovi terreni per soddisfare la domanda di vino. Il Marocco divenne un porto sicuro: i suoi terreni sabbiosi e il clima asciutto ostacolarono inizialmente la diffusione dell’insetto, permettendo l’impianto massiccio di vitigni come Grenache, Carignan e Cinsault. Questa migrazione forzata portò con sé il know-how tecnico europeo, gettando le basi della viticoltura moderna in Nord Africa, sebbene inizialmente focalizzata su vini da taglio ad alta gradazione.
I Protagonisti del Terroir: 3 Cantine da conoscere
Oggi il Marocco vanta 14 AOG e una prestigiosa AOC. Per approfondire questa regione, ecco tre produttori simbolo:
- Domaine Ouled Thaleb (Thalvin): La realtà storica, attiva dal 1923 vicino a Benslimane. Il loro “Tandem” (Syrah in collaborazione con il mito del Rodano Alain Graillot) è il punto di riferimento per eleganza e speziatura.
- Les Celliers de Meknès: Il colosso della qualità. Qui nasce lo Château Roslane, il primo a ottenere la menzione “Château” e la denominazione AOC Les Coteaux de l’Atlas Premier Cru.
- La Ferme Rouge: Innovazione e sostenibilità nella regione di Had Brachoua. Il loro “Le Gris” è l’esempio perfetto di come i rosati marocchini possano essere minerali e sapidi.
L’Abbinamento: Il Calice incontra la Tradizione
La struttura e la speziatura dei vini marocchini trovano la loro massima espressione con la cucina locale:
- Vino Grigio (Le Gris) e Couscous di Verdure: La spiccata acidità e la nota minerale ripuliscono il palato dalla morbidezza della semola e dei legumi.
- Syrah e Tajine di Agnello con Prugne: Un rosso strutturato e speziato sostiene la succulenza della carne e il richiamo dolce della frutta secca.
- Chardonnay e Pastilla di Pollo: La complessità di un bianco evoluto bilancia il contrasto dolce-salato e la persistenza della cannella.
- Vermentino e Pesce alla Chermoula: La freschezza agrumata esalta le erbe aromatiche e il lime della marinatura.
Il Marocco non è più una sorpresa, ma una certezza per chiunque voglia esplorare nuove frontiere del gusto.
Buona degustazione.
Articolo a Cura di Mister Wine – Giovanni Scapolatiello – Sommelier Ais






