Valdeorras: la Galizia scolpita dall’ardesia

valdeorras do mister wine

Valdeorras: La valle d'0ro dimenticata

C’è un posto in Spagna che ti sorprende come nessun altro: non per le sue spiagge dorate, ma per i suoi vini.”

Se hai già percorso le strade del Bierzo, se ti sei fermato nelle valli di Utiel-Requena o nei campi soleggiati di Montilla-Moriles, allora conosci già il segreto più bello di questa serie: che la Spagna nasconde regioni vinicole che meritano la stessa attenzione dei suoi grandi nomi. Ma questa volta ti porto in un posto ancora più remoto, ancora più sorprendente. Ti porto in Valdeorras, nell’estrema parte orientale della Galicia, dove il fiume Sil scorre lento tra monti di ardesia e dove un vitigno quasi estinto ha scritto, negli ultimi quarant’anni, una delle storie di rinascita più straordinarie del mondo del vino europeo.

Valdeorras non è un nome che si trova facilmente sulle etichette dei ristoranti italiani o nelle carte dei vini internazionali. Almeno, non ancora. Ma tra i sommelier più curiosi, tra i critici di vino più attenti e tra quelli che cercano sempre il prossimo grande bianco della Spagna, questo nome circola sempre più spesso. E non senza ragione.

Valdeorras si trova nell’estrema parte orientale della Galicia, nella provincia di Ourense, a confine con il Bierzo di Castilla y León. È la regione vinicola più interna di tutta la Galicia, plasmata dal corso del fiume Sil, che scorre da est a ovest attraverso una valle che, per secoli, ha rappresentato la porta d’ingresso verso il cuore della regione gallega. Non a caso, storicamente, Valdeorras è sempre stata chiamata la porta della Galicia: i Romani la attraversavano per raggiungere Astorga, e secoli dopo la prima ferrovia che collegava la Galicia al resto della Spagna scelse proprio qui la sua prima fermata.

La topografia è marcata da un contrasto netto: la valle del Sil, piatta e fertile, e le terre più elevate che la circondano, scarpate e montuose. I vigneti si estendono dalle pianure fino a quote di oltre 700 metri sul livello del mare, offrendo una varietà di microclimi e condizioni crescita che è sorprendente per una regione così compatta.

Il nome stesso dice tutto, Valdeorras significa letteralmente Valle dell’Oro. Le iscrizioni latine ritrovate nell’area testimoniano che il vino veniva prodotto qui già in epoca romana, e secondo alcuni storici, Valdeorras potrebbe essere stata la prima regione vinicola di tutta la Galicia.

Nel Medioevo i vigneti passarono sotto la gestione degli ordini religiosi: i Benedettini avevano proprietà nella zona e producevano vino. Un documento del 940 d.C. che dona terra al monastero di San Martín de Castañeda menziona esplicitamente “vineas che sono in Iorres” – una prova documentale che la viticultura era già profondamente radicata in queste terre. Ma la storia di Valdeorras non è solo una storia di continuità: è anche una storia di catastrofi e, alla fine, di una resurrezione quasi miracolosa.

Nel 1882, come in tutta l’Europa, la filossera colpì Valdeorras come un uragano. Oltre mille ettari di vigneti vennero distrutti in pochissimi anni. Un medico locale, José Núñez, viaggiò fino a Logroño per imparare le tecniche di innesto su portainnesti americani e tornò a Valdeorras per aprire le prime vivaie americane della Galicia. Ma il danno era già fatto: quando i vigneti ricomparvero, non erano più gli stessi. Le varietà autoctone come il Godello e il Brancellao vennero sostituiti dal Palomino – e dalla Garnacha Tintorera. Per tutto il Novecento, Valdeorras divenne una regione anonima che produceva vino sfuso per le taverne della Galicia: niente qualità, niente identità.

Poi, nel 1974, qualcuno decise che così non poteva andare avanti. Il progetto ReViVal – acronimo di Ristrutturazione dei Vigneti di Valdeorras – nacque come un programma di agricoltura estensiva, ma divenne rapidamente una missione culturale. I tecnici agricoli visitarono i viticultori locali, cercarono i pochi filari superstiti di Godello che sopravivevano in isolamento nei campi abbandonati, e nel 1975-76 raccolsero i primi 4.000 chili di questa uva quasi estinta.

Fu un lavoro di decenni. Ma nel 1981, un tale Teodoro Beneítez, un viticultore della zona di O Bolo, produsse le prime 50 bottiglie di un Godello 100% monovarietale nella storia moderna della regione. E nel 1986, la cantina Godeval – fondata da cinque soci appassionati – diventò la prima bodega a commercializzare seriamente il Godello. Da quel punto in poi, la storia cambia.

Il terroir di Valdeorras è tutt’altro che uniforme, ed è proprio questa complessità a rendere la regione così affascinante per chi, come noi, cerca profondità nel bicchiere. Il fiume Sil ha modellato nel tempo una valle asimmetrica: sulla riva sinistra pendenze ripide e drammatiche, sulla destra versanti più dolci e gentili. Attorno a questa spina dorsale, altri fiume come il Bibei e lo Xares completano il disegno geografico.

L’ardesia è la protagonista indiscussa del terroir di Valdeorras. Non è un caso: la regione è storicamente un centro di estrazione di ardesia per uso industriale, e questa roccia permea la composizione dei suoli in modo pervasivo. L’ardesia si riscalda lentamente durante il giorno e restituisce calore di notte, creando un effetto termico naturale che favorisce la maturazione dell’uva senza far perdere l’acidità. I vini che crescono su suoli prevalentemente ardesiaci tendono ad avere una mineralità salata e decisa, oltre a una struttura elegante e longevità notevole.

Man mano che si sale di quota, verso le zone di Petín, Larouco e O Bolo, il granito diventa la roccia dominante. I suoli granitici sono più sciolti, con una texture sabbiosa, che permette un eccellente drenaggio. Durante il giorno irradiano calore; di notte si raffreddano rapidamente, favorendo una grande escursione termica. Il risultato è vini che tendono ad essere più florali, aromatici e espressivi.

Nella parte settentrionale della D.O. vicino ai paesi di O Barco e Rubiá, si trovano suoli calcarei e argillose. Questi suoli hanno una capacità unica: assorbono l’acqua come spugne durante l’inverno e la tratteniscono durante l’estate, garantendo alla vite un approvvigionamento costante anche nei periodi più caldi. I vini da suoli calcarei mostrano spesso una struttura più robusta e un maggiore potenziale di invecchiamento.

Il clima di Valdeorras è prevalentemente continentale oceanico: estate caldi, inverni freddi, primavere e autunni miti. Le temperature media annuali raggiungono l’11°C, con massime estive fino a 33°C e minime notturne intorno a 8°C. Le precipitazioni oscillano tra 850 e 1.000 mm all’anno – tra le più basse di tutta la Galicia. Le altitudini dei vigneti variano tra 300 e 700 metri sul mare: questa combinazione di calore diurno, notti fresche e altitudine è un terreno ideale per produrre bianchi secchi di grande complessità.

I vitigni Godello e Mencía, sono le due anime della D.O. Se Valdeorras ha un nome, quel nome è Godello. Questa uva bianca autoctona – cresciuta lungo la valle del Sil da secoli prima che la filossera la cancellasse quasi completamente – ha fatto un percorso che pochi vitigni nel mondo possono vantare: dall’estinzione alla fama internazionale in meno di 40 anni. I vini di Godello hanno un profilo aromatico ricco di frutta citrica, pesca bianca, note florali e una mineralità decisa che richiama direttamente il terroir ardesiaco e granitici dove cresce. Ma il vero colpo di scena è la sua capacità di invecchimento: i migliori Godello, quelli che vengono affinati sulle lias o in botti di rovere, possono sviluppare una complessità e una profondità che, secondo alcuni critici, rivaleghino i migliori Puligny-Montrachet della Borgogna.

Oggi l’area piantata a Godello in Valdeorras è raddoppiata nell’ultimo decennio: da 306 ettari nel 2012 a oltre 616 ettari nel 2022. La domanda supera l’offerta, e i prezzi dell’uva sono saliti drammaticamente: da 0,60 euro al Kg all’inizio degli anni 2000 a oltre 2 euro al Kg durante le annate migliori.

Accanto a Godello, il Mencía rappresenta la faccia rossa di Valdeorras – ancora meno conosciuta, ma sempre più apprezzata. Questa uva, che domina anche nel vicino Bierzo e nella Ribeira Sacra, produce qui vini particolarmente interessanti: la combinazione di clima più caldo (Valdeorras è la regione più calda della Galicia), altitudini significative e suoli di ardesia pura genera Mencía eleganti, intensi e lussuriosi – ben diversi dallo stile più asciutto e leggero dei vicini gallegi.

Oltre ai protagonisti, Valdeorras ha nel suo repertorio viticole anche il Brancellao, uva rossa autoctona quasi scomparsa, la Doña Blanca, e il Lado. Queste varietà rivestono un ruolo secondario nella produzione attuale, ma rappresentano un patrimonio genetico prezioso che alcuni produttori stanno cercando di recuperare e valorizzare, in linea con la filosofia di salvare e celebrare il che la regione ha già dimostrato di saper fare meglio di quasi chiunque altra.

Le cantine da visitare

— Bodegas Godeval – O Barco de Valdeorras

Se Valdeorras ha un luogo simbolico, è Godeval. Fondata nel 1986 da cinque soci appassionati, questa cantina è stata tra le prime a commercializzare il Godello moderno e ha svoltato la leggenda della regione. La bodega è ospitata in un complesso medievale del XII-XIII secolo – il Mosteiro de Xagoaza – che, dopo essere stato abbandonato per anni, è stato restaurato proprio grazie all’iniziativa di Godeval. L’architettura romanica, il contesto naturale quasi incontaminato e le cantine con tecnologie modernissime: è un contrasto che racconta perfettamente la filosofia della regione. Assolutamente da visitare.

— Rafael Palacios – Val do Bibei

Se il nome di un singolo produttore ha collocato Valdeorras sulla mappa internazionale, quello è Rafael Palacios. Riojano di nascita, Rafa si è trasferito in Valdeorras nel 2004, innamorato dalla complessità di questa terra. Oggi possiede oltre 22 ettari di vigneti in 26 parcelle diverse di Godello, con viti che vanno da 17 a oltre 90 anni di età, cresciute prevalentemente su granito. I suoi vini sono tra i più ricercati della Spagna: il suo “As Sortes” è stato il primo vino bianco galiciano a ricevere 100 punti dal Wine Advocate di Robert Parker. Se passi in Valdeorras, questa è la cantina che non puoi saltare.

— Valdesil – Vilamartín de Valdeorras

La famiglia Prada – che un tempo era tra i più grandi proprietari di terre nella regione – ha riaperto la loro cantina familiare  nel 1991, dopo aver recuperato i vigneti che era stata costretta a cedere. Oggi Valdesil è uno dei produttori più rispettati della D.O., con oltre 50 ettari di vigneti divisi in tanti piccoli appezzamenti. Il suo fiore all’occhiello è il vigneto di Pedrouzos, piantato addirittura nel 1885, subito dopo la filossera: uno dei vigneti di Godello più antichi ancora in produzione. I vini è eleganti, decisi, con una profondità che sorprende.

— Bodegas Avancia – Jorge Ordóñez

Avancia è il progetto di Jorge Ordóñez, l’importatore che per primo ha portato il Godello in America. La sua filosofia è radicale: lavora esclusivamente con vigneti centenari di Godello, cresciuti in forma a testa (head-trained), rifiutando kategoricamente le viti giovani su filo. I vini sono 100% Godello – nessun taglio, nessuna concessione – e rappresentano forse l’espressione più pura e fedele di questa uva in tutto il territorio.

— Telmo Rodríguez – Falcoeira

Un altro nome importante: Telmo Rodríguez, produttore riojano con la missione di recuperare i vigneti storici dimenticati di Spagna, ha acquistato nella zona del Bibei – un appezzamento che dovrebbe essere considerato il grand cru della regione. Quando lo ha trovato era uno spiazzo scuro con vegetazione selvatica e nessuna traccia di viti. Oggi produce alcuni dei vini più raffinati della denominazione.

— O Luar do Sil – Pago de los Capellanes

Infine, un progetto più recente ma già significativo: la cantina Pago de los Capellanes, una delle firme più rispettate della Ribera del Duero, ha aperto nel 2014 una bodega dedicata interamente ai bianchi in Valdeorras, nel comune di Larouco. Posseggono 30 ettari di vigneti e producono sotto il brand O Luar do Sil: un giovane Godello accessibile, un Godello affinato su fecce fini che è diventato un punto di riferimento della regione, e un affinato in barrique che forma una delle esperienze più sontuose che Valdeorras possa offrire.

I numeri di Valdeorras

Superficie vitata: circa 1.113 ettari

Numero di viticultori: oltre 1.040

Numero di cantine: 43

Produzione annuale: circa 3,6 milioni di litri

Percentuale esportata: solo il 13% lascia la Spagna

Principales mercati export: Stati Uniti,anganged, Paesi Bassi, Germania

DO ufficiale since: 1945 (seconda più antigua della Galicia dopo Ribeiro)

Godello hectares (2022): 616 ettari (raddoppiati in 10 anni)

Consigli per il viaggio

— Quando andare

La stagione migliore per visitare Valdeorras è la settembre-ottobre: coincide con la vendemmia, il paesaggio è nei suoi colori più caldi e dorati, e le cantine sono aperte e animate. L’estate (giugno-agosto) funziona pure, ma può essere più affolatta. L’inverno è romantico ma molte cantine hanno orari ridotti.

— Come muoversi

Il punto di base ideale è il paese di O Barco de Valdeorras, il centro commerciale della regione. Da qui potete raggiungere in pochi minuti tutte le cantine principali. La D.O. propone una Ruta do Viño ufficiale che collega le bodegas tra loro. Un’auto propria è comunque consigliata: le strade sono belle ma secondarie, e i vigneti sono sparsi.

— Dove mangiare

La cucina galiziana è il compagno naturale dei vini di Valdeorras. Non perdete il pulpo á feira (polpo con paprika e olio), le empanadas di costillas, il botelo (salsiccia di stomaco di maiale, un piatto semplice ma memorabile) e il capretto al forno. La A Adega do Emilio in O Barco e il Restaurante Tábula in A Rúa sono le opzioni più affidabili per chi cerca un’esperienza autentica e di buona qualità.

— Cosa vedere oltre i vigneti

Valdeorras non è solo vino. Il Cañon do Sil – il canyon del fiume Sil – offre scenari spettacolari e sentieri da percorrere a piedi. Poco lontano si trova As Médulas, il sito UNESCO delle antiche miniere romane di oro: un paesaggio di rocce rosse erosi dalle acque, spettacolo naturale che ti ricorda direttamente la storia che ha dato il nome a questa regione. Infine, il Mosteiro de Xagoaza (dove si trova Godeval) merita una visita anche per chi non è appassionato di vino: l’architettura romanica è semplicemente magnifica.

— Dove dormire

In O Barco il Pazo do Castro è un hotel ricavato da un antico palazzo signorile galiziano: il posto perfetto per sentirsi immersi nell’atmosfera della regione. Per un’esperienza più rurale, la Casa Grande da Fervenza offre stanze in una villa campagna con possibilità di tour vinicoli organizzati.

La storia che ti raconta questa regione – legata a un vitigno come il Godello e di un popolo che ha quasi perso il suo patrimonio vitivinicolo e poi lo ha ripreso, ostinatamente, una vite alla volta è una delle più belle che io abbia mai sentito nel mondo del vino.

Nel mio percorso tra le regioni meno conosciute della Spagna, dopo Bierzo, Utiel-Requena e  Montilla-Moriles, Valdeorras si inserisce come un capitolo naturale e in molti modi, come il più commovente. Se hai un po’ di pazienza, un buon calice e la voglia di scoprire qualcosa di davvero nuovo, questa è la tua prossima destinazione. Vai. Assaggia. Torna a casa con almeno una cassa di Godello.

“Lasciamo i vigneti di Valdeorras con il sapore della Galizia nel cuore, pronti per la prossima tappa della mia guida alle regioni meno conosciute della Spagna. Quale sarà la prossima destinazione? Lo scoprirete nel prossimo articolo, non mancate!”

Mister Wine – Giovanni Scapolatiello – Sommelier Ais Italia 

Mister Wine
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Sono Giovanni Scapolatiello, Sommelier Ais e trasformo il vino in un racconto.

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