Ci sono territori che non si limitano a produrre vino: lo raccontano. La Valle de La Orotava, sull’isola di Tenerife, è uno di quei luoghi dove la vite diventa gesto, memoria, architettura. Qui, ai piedi del Teide — il vulcano che domina l’isola come un dio antico — la viticoltura non segue le regole del mondo moderno: le reinventa. Il paesaggio è un mosaico di luce, vento e pietra nera. E in mezzo a tutto questo, la vite non cresce: si intreccia.
Un territorio scolpito dal vulcano
La Orotava si trova sul versante nord di Tenerife, tra i 400 e gli 800 metri di altitudine. Il clima è un equilibrio fragile tra l’Atlantico e il Teide: umidità marina, venti costanti, escursioni termiche e suoli vulcanici ricchi di ferro, cenere e pomice.
Superficie vitata: circa 1.000 ettari
Denominazione: D.O. Valle de La Orotava (dal 1995)
Produzione annua: circa 3 milioni di litri
Stile dominante: vini salini, verticali, tesi, con una freschezza sorprendente per una latitudine così meridionale
La luce qui è un personaggio. Cambia ogni ora, scolpisce i filari, accarezza i tralci intrecciati, si riflette sulla pietra nera. È una viticoltura che vive in dialogo costante con il vulcano.
Uve tipiche: un patrimonio quasi segreto
La Orotava custodisce un patrimonio ampelografico unico, spesso sconosciuto fuori dalle Canarie.
Listán Negro — l’anima rossa dell’isola: frutto croccante, pepe nero, cenere vulcanica.
Listán Blanco — identità bianca: salinità, agrumi, tensione minerale.
Negramoll — elegante, setosa, quasi borgognona nella sua fragilità.
Vijariego Negro — speziata, verticale, con tannino vibrante.
Albillo Criollo — morbida, floreale, con un tocco di miele e mandorla.
Molte di queste uve sono pre-fillossera, grazie ai suoli vulcanici che hanno protetto l’isola dall’insetto che devastò l’Europa.
Il cordón trenzado: la viticoltura come arte
Il simbolo della valle è il cordón trenzado, un sistema di allevamento unico al mondo. I tralci vengono intrecciati per anni, fino a formare corde lunghe anche 10–15 metri. È un lavoro lento, quasi meditativo, che richiede:
mani esperte
memoria familiare
capacità di “leggere” la pianta
una relazione intima con il tempo
Non è un metodo efficiente. Non è meccanizzabile. Ed è proprio questo che lo rende unico.
Un anziano viticoltore della zona racconta spesso:
“Qui non alleviamo la vite. La accompagniamo.”
Produttori che custodiscono l’identità
La Orotava non è terra di grandi cantine industriali. È un territorio di famiglie, di artigiani, di vignaioli che lavorano appezzamenti minuscoli.
Ecco alcuni nomi che meritano un posto nel tuo racconto:
Suerte del Marqués — interpreti moderni del cordón trenzado; vini vibranti, profondi, identitari.
Bodegas Tajinaste — storica cantina familiare, Listán Negro di rara eleganza.
Bodegas Humboldt — celebri per i loro vini dolci e per un approccio quasi museale alla tradizione.
La Araucaria — piccola realtà che lavora vigne antiche con sensibilità contemporanea.
Bodegas El Penitente — custodi della memoria agricola della valle.
Sono produttori che non inseguono mode: difendono un paesaggio.
Aneddoti e curiosità
Il cordón trenzado nasce come necessità: le famiglie intrecciavano i tralci per spostarli e coltivare patate e cereali tra una vite e l’altra.
La valle fu un centro vitale nel XVI secolo: i vini canari erano richiesti in tutta Europa, soprattutto in Inghilterra. Shakespeare li cita come “canary wines”.
Molte vigne hanno più di 150 anni: alcune addirittura superano i 200, ancora a piede franco.
Il Teide influenza i venti e le nuvole: la “panza de burro”, una coltre di nubi basse, protegge le vigne dal caldo estremo.
La produzione è minuscola: molte parcelle sono così piccole da sembrare giardini privati.
Quando il sole scivola dietro il Teide e la valle si riempie di ombre lunghe, la Orotava sembra trattenere il respiro. Le viti intrecciate, immobili come sculture, raccontano una storia che non appartiene solo al vino, ma alla tenacia dell’uomo e alla pazienza della natura. È un territorio che non chiede di essere compreso: chiede di essere ascoltato. E chi si ferma ad ascoltare scopre che, in questo angolo remoto dell’Atlantico, il vino non è un prodotto — è un atto di resistenza poetica.
Articolo a cura di: Mister Wine – Giovanni Scapolatiello – Sommelier Ais Italia






