Vigna Petrussa: L’eleganza femminile del vino friulano.

Vigna Petrussa mister wine

Oggi non apriamo semplicemente le porte di una cantina: entriamo in un frammento vivo di Collio, in una storia che profuma di terra, memoria e coraggio. Vigna Petrussa è una di quelle realtà che parlano sottovoce ma arrivano lontano, guidata da tre donne che hanno trasformato un’eredità familiare in un gesto quotidiano di dedizione e visione.

In un mondo del vino spesso raccontato al maschile, loro hanno scelto un’altra strada: quella della sensibilità, dell’ascolto, della cura. Oggi abbiamo il privilegio di dialogare con Francesca, una delle anime di questa avventura, per scoprire cosa si nasconde dietro ai loro vini premiati e alla filosofia che li accompagna.

MW: Francesca, grazie per avermi accolto qui a Vigna Petrussa. Oggi sono felice di poterti dare spazio su Mister Wine, perché credo che il vostro lavoro meriti di essere ascoltato con attenzione e rispetto.

Francesca – Vigna Petrussa: Giovanni, sono io a ringraziare te. Mister Wine è un progetto che seguo con grande ammirazione: il tuo modo di raccontare il vino, le persone e i territori ha una delicatezza rara. Per me è un onore potermi raccontare attraverso le tue parole e condividere un pezzo del nostro cammino con chi ti legge.

MW: È un piacere averti qui. Credo che il vostro lavoro parli da sé, ma sono convinto che ascoltare la tua voce, la tua visione, possa far capire ancora meglio cosa rende Vigna Petrussa così speciale.

Francesca – Vigna Petrussa: Spero davvero che chi ti segue possa sentirsi parte di questa storia. E magari, perché no, continuare a seguirci anche sui nostri canali social: sono un modo semplice per restare in contatto con ciò che facciamo ogni giorno, tra vigne, cantina e piccoli momenti che raccontano chi siamo.

Preparate i calici: ci aspetta un viaggio fatto di storia, passione e territorio, dove ogni sorso diventa un incontro.

Storia, nome e territorio

MW: Buongiorno Francesca, e grazie per averci concesso questa intervista esclusiva. Partiamo dalle radici: Vigna Petrussa è un nome che evoca immediatezza e legame con la terra. Qual è la storia dietro la fondazione dell’azienda e il significato esatto del nome che portate avanti? 

Francesca: La storia di Vigna Petrussa è un po’ come un bel racconto da ascoltare davanti al fuoco con un calice in mano: radicata nella passione di famiglia, nel territorio e nella perseveranza. 

Tutto inizia con nonna Giuseppina, che negli anni ’70, dopo essere rimasta vedova, decide di prendersi cura dei vigneti di famiglia e dare un nuovo slancio alla produzione vitivinicola. Con grinta, porte aperte e tanta determinazione, getta le nuove basi di quello che sarebbe diventato un progetto lungo più generazioni di donne. 

Il nome Vigna Petrussa richiama sia la terra, la vigna, il legame con il suolo friulano e la storia della nostra famiglia, con un forte senso di appartenenza a un luogo autentico, una sorta di firma di chi ama questa terra e ne vuole raccontare la voce attraverso il vino.

MW: Potresti descriverci in poche parole l’areale di produzione specifico in cui operate e il ruolo che tu e le altre due donne della famiglia ricoprite in questa bellissima realtà?

Francesca: L’areale di produzione è Prepotto, nel cuore dei Colli Orientali del Friuli, proprio al confine con la Slovenia, dove la natura ha deciso di fare le cose con calma: colline morbide, brezze fresche e tanta mineralità nei suoli.  Qui, su circa 8 ettari di vigneti, si muovono con passo sicuro tre generazioni di donne:
Giuseppina (la prima donna di famiglia a dedicarsi da sola alla produzione del vino),
Hilde (che ha dato nuova energia e visione alla cantina),
Francesca (architetta e oggi parte centrale del progetto). Ognuna di noi ha portato un tocco unico: tradizione, innovazione e uno sguardo moderno su immagine, sostenibilità e qualità. In un mondo che fino a pochi decenni fa era quasi “maschile di default”, la nostra presenza si sente in ogni filare e in ogni bottiglia. 

MW:Operate nel prestigioso areale dei Colli Orientali del Friuli. Quali sono le caratteristiche uniche del terroir di Prepotto — in particolare la famosa ‘ponca’ (marna e arenaria) — che si riflettono in modo distintivo nei vostri vini, e quali vitigni autoctoni avete scelto di valorizzare maggiormente?

Francesca: Parlando di Colli Orientali del Friuli, una parola salta subito all’occhio: “ponca” — quel terreno fatto di marna e arenaria che dà un carattere davvero speciale alle uve.  Questo terreno ricco di minerali e ben drenato è perfetto per dare vini intensi, con buona struttura, sapore deciso e mineralità elegante — un po’ come se il vino avesse una conversazione profonda con il territorio stesso. Per quanto riguarda i vitigni autoctoni, alcuni dei protagonisti che amiamo valorizzare sono:
Schioppettino (simbolo del nostro lavoro e del territorio, un vino moderno abbinabile a carne e pesce ed anche ai cibi asiatici. Adatto ad ogni stagione)
Refosco dal Peduncolo Rosso, (piacione e capace di conquistare ogni palato)
Friulano, (elegante, persistente e molto versatile)
Ribolla Gialla, (il teenager del gruppo, fresco e pieno di energia)
Picolit (la gemma nascosta dei Colli Orientali, una DOCG rara e preziosa. Un vino da meditazione, perfetto con formaggi stagionatti o con risotti ai formaggi) Indimenticabile ognuno con il suo carattere, la sua storia e la sua voce nel calice. 

MW: La conduzione ‘al femminile’ è un tratto distintivo della vostra cantina. In che modo questa specificità influenza le dinamiche aziendali, le scelte produttive e l’approccio al mercato rispetto a una gestione più tradizionale?

Francesca: La conduzione femminile non è un semplice dettaglio, ma uno stile di vita e lavoro che si riflette in tante piccole grandi scelte quotidiane. In Vigna Petrussa, la gestione “al femminile” porta con sé: un approccio intuitivo e attento, che guarda tanto alla qualità quanto alla cura del paesaggio;
una forte sensibilità alla sostenibilità e rispetto per la natura, come dimostra anche la certificazione SQNPI per la produzione sostenibile; una visione di lungo periodo che non rincorre mode, ma racconta il territorio con autenticità.

Attenzione ai dettagli, iniziando dal lavoro in campagna attento e preciso, selezione manuale delle uve sia durante la vendemmia che al tavolo di cernita. Il lavoro in cantina richiede pazienza, continui assaggi al fine di creare vini eleganti, raffinati con acidità bilanciate e tannini morbini, capaci di soddisfare anche i palati più difficili e di abbinarsi e valorizzare i piatti ai quali vengono abbinati. Rispetto a gestioni più tradizionali, qui si percepisce un equilibrio tra cuore e razionalità, tra sogno e disciplina — e il risultato si sente nel vino e nella storia che ogni bottiglia vuole trasmettere. 

Tecnica (Produzione, Filosofia, Sostenibilità, Futuro)

MW:Passiamo al cuore pulsante della vostra attività: la produzione. Qual è la filosofia aziendale che guida le vostre scelte in vigna e in cantina? 

Francesca: Per noi la filosofia di Vigna Petrussa nasce dalla connessione profonda con la natura e il territorio. In vigna ascoltiamo le nostre piante: seguire il ritmo delle stagioni e dei cicli lunari, intervenire con rispetto e scegliere pratiche che valorizzano la salute del vigneto è il nostro primo impegno. In cantina, invece, lasciamo spazio ai lieviti indigeni e alle fermentazioni spontanee ogni volta che è possibile, credendo nella forza del terroir e nella personalità intrinseca di ogni uva che coltiviamo. Tutto ciò che facciamo ha come obiettivo quello di raccontare, bottiglia dopo bottiglia, l’anima dei Colli Orientali del Friuli.

MW: Sappiamo che il mondo del vino si muove verso una maggiore consapevolezza ambientale: in che modo Vigna Petrussa integra i principi di sostenibilità nella sua produzione e quali sono i progetti o gli obiettivi futuri che vi siete prefissate per l’evoluzione dell’azienda?

Francesca: La sostenibilità per noi non è una parola vuota, ma un modo di vivere il lavoro vitivinicolo. Ogni gesto in vigna e in cantina è fatto con la consapevolezza che stiamo lavorando con e per la natura:, rispettiamo i tempi naturali della vite e seguiamo i principi dell’agricoltura integrata per proteggere ambiente e salute — tanto che abbiamo ottenuto la certificazione SQNPI, che attesta la qualità sostenibile della nostra produzione. Guardando al futuro, vogliamo continuare su questa strada, esplorando ulteriori tecniche che minimizzino l’impatto ambientale e incrementino la biodiversità nei nostri vigneti, mantenendo forte il legame con il territorio e con le nostre radici.

MW: Il vostro Schioppettino di Prepotto è un vino iconico e spesso premiato. Potrebbe guidarci attraverso le sfide e le soddisfazioni della lavorazione di questo vitigno autoctono, dalla vigna alla bottiglia, e spiegarci cosa lo rende così speciale e diverso da altre espressioni di Schioppettino?

Francesca: Il nostro Schioppettino di Prepotto è molto più di un vino: è un pezzo della nostra storia e dell’identità di questo territorio. È un vitigno autoctono con una personalità intensa e speziata, che richiede cura meticolosa sia in vigna (dalla potatura invernale, alla selezione dei doppi germogli in primavera, ai diradamenti estivi), sia nella vinificazione. Le rese devono essere basse e la selezione dei grappoli è rigorosa. Lo Schioppettino è una pianta rigogliosa che produce circa 5kg di uva per pianta che viene ridotta a 1,5kg (come scritto nel disciplinare) passando 4 volte nel vigneto per esegure la selezione dei grappoli migliori.

Poi seguiamo fermentazioni con lieviti indigeni e un lungo affinamento in legno (di 24 mesi), seguito da 12 mesi di bottiglia prima della commercializzazione.
Le soddisfazioni arrivano quando vediamo nei calici la tipicità e l’eleganza che questo vitigno può esprimere: note speziate, struttura equilibrata e una voce unica che racconta il nostro territorio, la nostra dedizione e la nostra visione. Essere riconosciute, ad esempio con premi e guide italiane e internazionali, è una conferma bellissima del valore di questo lavoro. Lo Schioppettino è un vino moderno, elegante con tannini morbidi capace di abbinarsi a tanti piatti diversi, ottimo per la condivisione e piacevole da bere durante tutte le stagioni.

MW: Guardando al futuro, avete in mente sperimentazioni con nuove tecniche di vinificazione, magari anfore o legni diversi, oppure l’introduzione di nuovi uvaggi o etichette che i vostri appassionati potranno aspettarsi nei prossimi anni?

Francesca: Guardiamo al futuro con entusiasmo e curiosità, senza mai perdere di vista la nostra identità territoriale. Siamo aperte alla sperimentazione — che sia nel campo delle tecniche di vinificazione, nell’uso di legni diversi— sempre con l’idea di capire come questi strumenti possono accentuare i caratteri dei nostri vini senza snaturarli. In parallelo, stiamo pensando a nuovi uvaggi, nuovi vini e nuove etichette che possano arricchire la nostra gamma e raccontare storie diverse del Friuli: magari cru specifici o interpretazioni più moderne di vitigni tradizionali. Insomma, vogliamo sorprendere gli appassionati restando fedeli a noi stesse, alla nostra terra e alla nostra vocazione alla qualità. Come abbiamo fatto con lo Schioppettino, il vitigno principe della nostra storia vitivinicola, che abbiamo interpretato in 4 modi differenti. 

Curiosità (Aneddoti sui Vini)

MW: Concludiamo con una fase più leggera, per conoscere il ‘dietro le quinte’ con un sorriso. C’è un aneddoto particolare, magari divertente o emozionante, legato alla storia della cantina o a una vendemmia che ricordate con affetto? 

Francesca: Se penso a un ricordo davvero affettuoso e divertente, mi vengono subito in mente le vendemmie. Sono giorni intensi, a volte stressanti, segnati dal clima che cambia, dalla fatica e da lunghe ore in vigna o al tavolo di cernita. Poi però arriva il momento del pranzo e tutto si ridimensiona: ci sediamo insieme, noi e il nostro team, ancora sporchi di terra e di mosto, e tra un piatto condiviso, qualche battuta, storie e immancabilmente un brindisi, la tensione si scioglie. È lì che ritroviamo il senso di quello che facciamo. Dopo, ci si rialza, si torna al lavoro con un sorriso in più e l’energia giusta per affrontare il pomeriggio. È un piccolo rito che ogni anno ci ricorda che il vino nasce soprattutto dalle persone.

MW: E, con un pizzico di ironia, se i vostri vini di punta avessero una personalità umana, chi sarebbero e perché, magari con riferimento al carattere delle tre donne che guidano l’azienda?

Francesca: Se invece penso ai nostri vini come a persone… beh, lo Schioppettino di Prepotto sarebbe sicuramente una donna carismatica, elegante ma di carattere caparbio, che non ha bisogno di alzare la voce per farsi notare — un po’ come mia mamma. Il Friulano lo vedo più come una persona solare, accogliente, che mette tutti a proprio agio, mentre il Picolit è la nonna: raro, prezioso, con una storia incredibile da raccontare, e da ascoltare sempre con rispetto, capace di scogliere ogni tensione.

MW: Gestire una cantina richiede dedizione totale. Come riuscite a bilanciare la vita familiare, le esigenze della produzione e la pressione del mercato, e qual è il momento della giornata in cui vi concedete un meritato calice di vino, e quale etichetta scegliete?

Francesca: Non è sempre semplice, lo ammetto. Gestire una cantina significa avere la testa sempre accesa: vigna, cantina, mercato, clienti, viaggi. Il segreto, se così si può chiamare, è fare squadra e ricordarsi che non serve essere perfette, ma presenti. La famiglia, in questo senso, è una grande forza. Il momento del calice arriva quasi sempre la sera, quando finalmente il telefono tace e la giornata rallenta. In quel momento scelgo spesso un Friulano: è il vino che mi rilassa di più, forse perché è diretto, sincero, senza bisogno di troppe spiegazioni… un po’ come vorrei essere a fine giornata.

MW: Sempre restando sul tono ironico: qual è il ‘peggior’ abbinamento cibo-vino che abbiate mai sentito proporre per uno dei vostri vini, e qual è invece l’abbinamento ‘proibito’ o insolito che consigliereste ai lettori di Mister Wine di osare?

Francesca: Un abbinamento che personalmente trovo poco riuscito è il Picolit con i dolci. È un grande classico, ma la dolcezza del dessert finisce per sovrapporsi a quella del vino senza valorizzare davvero né l’uno né l’altro. Il Picolit, invece, è un vino di enorme complessità, che dà il meglio di sé per contrasto: con un erborinato importante o anche con alcune carni riesce a esprimere tutta la sua profondità, la sua tensione e la sua eleganza. Più che accompagnare, dialoga. Ed è lì che, secondo me, diventa davvero straordinario.

Un abbinamento che trovo particolarmente riuscito è lo Schioppettino con piatti della cucina asiatica. La sua speziatura naturale dialoga benissimo con l’uso delle spezie, con il pepe di Sichuan e con quelle note aromatiche intense che caratterizzano molte cucine orientali, valorizzando sia il vino sia il piatto senza che uno prevalga sull’altro.

Un altro abbinamento che amo molto è lo Schioppettino con il tartufo: lì emergono con grande eleganza quei sentori profondi di sottobosco, di humus, che fanno parte dell’identità del vitigno e che il tartufo riesce a esaltare in modo naturale.


MW: Francesca, grazie per aver condiviso con noi un frammento così autentico del vostro cammino.

Francesca – Vigna Petrussa: Grazie a te, Giovanni. Raccontarci attraverso Mister Wine è sempre un privilegio. Spero che chi ti legge possa continuare a seguirci, anche sui nostri canali social, per restare vicino alla nostra quotidianità.

Ringraziamo sentitamente Francesca di Vigna Petrussa per il tempo prezioso che mi ha dedicato, per la sua disponibilità e per aver condiviso con noi la passione e la dedizione che si respirano in ogni angolo della loro cantina. È stato un vero piacere scoprire una realtà che, con forza e grazia femminile, contribuisce a rendere grande il nome del vino friulano nel mondo. 

Un ringraziamento speciale va ovviamente a voi, per averci seguito fin qui. L’appuntamento è al prossimo articolo, con un’altra storia da stappare e raccontare.

Mister Wine – Giovanni Scapolatiello – Sommelier Ais Italia 

Info

Vigna Petrussa S.S.

Via Albana,47 – 33040

Prepotto (UD) – Italia

Tel: +39 0432 713021

Email: info@vignapetrussa.it

Website: www.vignapetrussa.it

Mister Wine
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Sono Giovanni Scapolatiello, Sommelier Ais e trasformo il vino in un racconto.

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